Quattro anni fa, subito dopo la mia laurea, decisi di partire per l’India, ma poi alla fine mi ritrovai in Brasile, dove passai i sei mesi più intensi della mia vita. Da quel viaggio è nato un romanzo. Tutto ciò che leggerete è accaduto veramente, solo i nomi sono camuffati.

Tutto il romanzo si può scaricare – ovviamente gratis – qui:

https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/riso-e-fagioli.pdf

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All’accampamento ‘Che’, mentre io ero in giro per il Brasile, l’occupazione era andata male. Il
giorno successivo arrivò la polizia, non per discutere, come fa di solito in questi casi, ma per
sfondare le barricate. Gli occupanti resistettero bene al nemico esogeno, e respinsero gli assalti: ma
nulla potevano contro quello endogeno, ossia la totale disorganizzazione del movimento.

(Continua qui: https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/42-accampamento-finale.pdf)

 

“Gianchi, eravamo in Bahia”. All’inizio non capisce nemmeno di cosa io stia parlando, poi sorride, e dopo un momento di concentrazione ricomincia il racconto.

(continua qui: https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/41-gianchi-parte-vii.pdf)

Nota a margine di un foglietto spiegazzato, forse l’ultimo che meriti di comparire in questo libro: https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/40-il-gioco-dei-sessi.pdf

“La durissima lezione imparata oggi è che non ci si può prendere cura di un drogato se lui non ha deciso prima di affrancarsi dalla sua condizione di dipendenza. Dobbiamo capire che si può aiutare solo chi, quell’aiuto, lo cerca, lo cerca seriamente, lo cerca disperatamente; e questa regola vale per tutti, estranei, amici e conoscenti. E se loro non vogliono essere aiutati, noi non possiamo fare altro che lasciarli stare, e guardare morire, lentamente dissolversi persone con cui abbiamo condiviso ogni attimo della nostra infanzia; e di fronte a questa assurdità ci sentiamo – e siamo – impotenti, vuoti, smarriti, svaniti”.

Continua qui: https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/39-problemi-di-alcolismo.pdf

Si parte. Quarantaquattro giorni, sette decolli e sette atterraggi, trentasei ore di traghetto, svariate notti in pullman, alcune su un’amaca, sette febbri, un furto subìto, quindici città visitate. Questo è il mio Brasile.

(continua qui: https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/37-il-viaggio2.pdf)

Ero pronto per intraprendere mentalmente il viaggio in pullman verso l’Acre, il più sperduto degli stati del Brasile, quando un tonfo improvviso – seguìto da un interminabile secondo silenzioso, e infine da prolungate urla di bambina – irruppe nella stanza spezzando l’esile filo che ci legava con il passato. Dovremo rimandare le presentazioni con Ettore, con gli indios, con Paolino: Rosinha è caduta dal letto. Piange, ma è solo spavento, però con l’occasione le ragazze si sono svegliate, nonno Giancarlo si è agitato, l’incanto è finito, guardiamo l’orologio e ci accorgiamo solo ora di quanto sia tardi. Saluto, ringrazio, me ne vado.

(Inizia qui: https://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/36-gianchi-parte-vi.pdf)