J’avais songé – imbécile – que Paul Verlaine

en écoutant mes mots me répondait

(je voulais pas grand-chose, ça suffisait

un pigeon voyageur, un cri, une haleine).

 

Adieu, mon cher ami, on se verra

là où la prose rencontre la poésie,

qui sait si face à face tu réussiras

à dire au moins une fois “Adieu, merci”

In colpevole ritardo, per la prima volta dall’inizio della pubblicazione di Riso e fagioli, ma giusto in tempo per auguri che altrimenti non avrei mai fatto. E allora buon anno, ci vediamo – puntuali – fra tre giorni.

“I brasiliani sono dei maestri nell’arte dell’ipocrisia, che essendo qui il miglior mezzo per
comunicare andrebbe giustamente privata della patina di negatività che avvolge il termine italiano.
Diremo meglio: “i brasiliani sono dei maestri nell’arte dell’ambiguità” (che è una forma ipocrita di
ripetere la frase iniziale), ma ancora non ci siamo: “della metafora”, già suona – per ovvie ragioni –
più poetico. I brasiliani eccellono nella capacità di venire da te, dirti una cosa gentile con una faccia
sorridente e farti capire senza possibilità di errore che pensano tutt’altro. Chi non si adegua al gioco
è considerato scortese, privo di tatto, rozzo.”

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/13-ceramiche.pdf

A volte spuntavano fuori così, all’improvviso, mentre cercavo dei reais per comprare la frutta, mentre guardavo la televisione, mentre giocavo a calcio: fogli spiegazzati, scontrini, biglietti del treno, fazzoletti usati su cui annotavo le storie che mi venivano raccontate. Molti di loro sono andati perduti, alcuni li ho conservati, e di quelli solo una piccola parte è stata inserita nel libro. La vita di Miranda merita, forse, cinque minuti di riflessione.

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/12-un-altro-foglio-spiegazzato.pdf

È sempre bello tornare a casa. È eccitante il viaggio dentro al viaggio, la partenza a scatole cinesi, tornare a casa (e sentirsi a casa) in un posto che presto si abbandonerà per prendere definitivamente la strada di casa. In concomitanza con il rientro è terminato il carnevale, ma non è cominciata nessuna attività, i giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al lunedì successivo sono un piccolo limbo in cui la gente percepisce la fine dell’estate e si prepara, flemmatica, all’incombere della stagione lavorativa. Noi, invece, esuli dell’emisfero nord, con i motori fisiologici in piena carburazione invernale, abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare come muli europei. Il Gianluca polimorfo di questi tempi si è così dimostrato un pessimo zappatore, un mediocre artigiano e un esperto contabile; ma cominciamo dalla fine:

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/11-giano-trifronte.pdf

Da São Paulo si arriva in treno. Seduto sulle scomode poltrone del convoglio, non potrai fare a meno di accorgerti dell’ingombrante presenza di adolescenti, attaccati al loro un lettore mp3 senza cuffie e al massimo del volume in modo da allietare il viaggio dei restanti passeggeri, i quali a loro volta sono principalmente cittadini della periferia, di ritorno a casa da monotone giornate lavorative. Domingos de Morais, Osasco, Quitaúna – le fermate del treno si susseguono tutte uguali – Carapicuíba, Santa Terezinha, Barueri. Finalmente arrivati: stazione di Jandira.

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/10-un-secondo-sguardo-a-jandira.pdf

Primo viaggio dentro al viaggio, da Jandira a Minas Gerais (“Miniere Generali”), catapultati nel Far West brasiliano, le lunghe ore di viaggio in macchina scivolano veloci con i racconti delle vite del più remoto Far West italiano.

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/09-e-quando-piove-nel-fango-a-trasumanar.pdf

Nel frattempo, aumentano le poesie:

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/goethe.pdf

http://gianlucavalenti.files.wordpress.com/2011/08/tu-abiti-nel-sud-del-cielo.pdf

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